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Psicologia rapporto con i genitori

by gianni last modified 01-10-2004
PSICOLOGIA- RAPPORTO CON I GENITORI.

Realizzato dal Centro Regionale di Psicologia dello Sport del Friuli Venezia Giulia
Dott.ssa Marina Gerin Birsa, Psicologa clinica e di comunità, Psicologa dello Sport accreditata c/o L'Ordine degli Psicologi del Friuli V.G., Vicolo Cividale Nr. 6, Aquileia (UD) 33051 Tel. 0431 919176, Cell. 347 9347685 gerinbirsa@tiscalinet.it

Intervento di preparazione mentale.
La psicologia dello sport è orientata, nella sua moderna concezione, al miglioramento delle performances degli atleti, ma quello che più conta nella nostra attività in realtà è il benessere psicofisico delle persone che svolgono un'attività agonistica.

Nei confronti dei bambini e dei ragazzi è nostra cura essere ancora più sensibili alle particolari esigenze che si incontrano durante un intervento di preparazione mentale.
Il programma di Mental Training affronta aree quali la motivazione, l'autostima, la formazione degli obiettivi, la concentrazione, l'attenzione, il rilassamento, la visualizzazione e la capacità di comunicare.

- Non lavorare in ambito clinico

Va subito spiegato che lo psicologo dello sport non è uno psicologo che lavora in abito clinico, ma che si occupa dell'atleta, anche del piccolo atleta, a 360 gradi, osservando le sue caratteristiche di personalità e fornendo supporti psicologici che rientrano nell'approccio cognitivo-comportamentale.

- Approccio cognitivo-comportamentale

L' approccio cognitivo-comportamentale si basa sulla conoscenza e acquisizione di consapevolezza dei pensieri e delle emozioni che caratterizzano la prestazione dell'atleta e sulla presentazione di strategie che agiscono direttamente per favorire il cambiamento dei comportamenti poco funzionali messi in atto dall'atleta.

Si lavora sul "qui e ora", non sul passato come avviene ad esempio nel caso della psicanalisi.

- Self talk negativo

E' importante, infatti, cercare di identificare quali sono i pensieri che attraversano la mente dell'agonista prima, durante e dopo la gara, per poter esaminare ed eventualmente discutere sul cosiddetto "self -talk negativo", vale a dire tutte quelle frasi negative come "ne uscirò sconfitto, non ce la faccio, basta" che compromettono la performance e distraggono l'atleta.

- Piani di formazione sportiva

Il lavoro con i bambini ed i ragazzi al di sotto dei 14 anni infatti viene svolto in modo più efficace in gruppo, con la sola presenza dell'allenatore o istruttore; i genitori vengono coinvolti a volte nei casi di intervento singolo.

La gestione del rapporto con i genitori può diventare problematica non solo per lo psicologo ma anche per l'allenatore: il genitore con il quale è più difficile avere a che fare cerca di sostituirsi all'allenatore facendo il tecnico ed interferendo con i piani di formazione sportiva del ragazzo.

Spesso interviene anche a proposito degli interventi dello psicologo, criticando apertamente il suo operato o proponendo egli stesso delle possibili tecniche spontanee di preparazione mentale, che ha forse letto in qualche libro o di cui ha sentito parlare in televisione.

 - Concetto di campionismo

Un altro problema relativo alla psicologia dello sport in età evolutiva è il concetto di campionismo: spesso sia i genitori che gli allenatori desiderano la vittoria a tutti i costi, anche quando si tratta di bambini di otto anni.

E' necessario far capire loro che il bambino è lì per divertirsi, per socializzare con gli altri bambini, apprendere nuove regole di gioco ma soprattutto di vita e non deve diventare uno strumento nelle mani di qualcuno che, forse deluso del suo trascorso sportivo, vede in lui il campione di domani.

L'impegno e la responsabilità devono crescere di pari passo con l'età, altrimenti rischiamo di perdere il bambino-atleta per strada favorendo l'abbandono sportivo.

 - Libero dal pensiero " devo vincere "

Diventa dunque nostro compito primario preservare la freschezza e la semplice voglia di divertirsi e di fare movimento del bambino; è poi probabile che un bambino libero dal pensiero "devo vincere" vincerà più facilmente e senza sforzo.

 

- Preyer " Mente del Fanciullo "

In Germania, nel 1882, Wilhelm Preyer pubblicò un saggio sulla Mente del fanciullo nel quale raccoglieva, per la prima volta, non solo una serie di teorie ma anche delle osservazioni oggettive su un bambino per un periodo di tempo piuttosto lungo.

La psicologia dello sviluppo confusa nelle opere scientifiche dei filosofi, ha iniziato ad essere una disciplina autonoma verso la fine dell'800, rifiutando speculazioni filosofiche e accettando il metodo sperimentale.

La psicologia dello sviluppo è una disciplina giovane, anche rispetto alla pedagogia, che fin dai tempi di Platone ed Aristotele fissò propri obiettivi e propri metodi esplicativi. Come si spiega questa differenza?

Una delle cause viene imputata al "senso comune" della gente, cioè alle convinzioni sociali del passato, secondo le quali bastava poco per conoscere il bambino o addirittura c'era poco da conoscere.

 

- Bambino " essere attivo ed unico "

Per quanto si conosce nei documenti storici il bambino nell'antichità veniva concepito come un adulto in miniatura, condivideva fin dai primi anni le abitudini della vita dei grandi. Solo più tardi, nel '700, il bambino cominciò ad essere considerato "diverso" dall'adulto e oggetto di attenzione e studio; solo recentemente si ha una visione del bambino come "essere attivo ed unico".

La condizione che ha contribuito allo studio scientifico dell'infanzia è stata la divulgazione di discipline scientifiche come l'antropologia culturale e la teoria di Darwin.

 - Le tappe fondamentali dello sviluppo fisico e motorio, le modificazioni delle funzioni cognitive, lo sviluppo della personalità e il processo d'interazione fra motivazione ed esperienza

Tra i cambiamenti del comportamento che interessano gli psicologi sono: le tappe fondamentali dello sviluppo fisico e motorio, le modificazioni delle funzioni cognitive e lo sviluppo della personalità.

Tutte le modificazioni elencate sono evolutive e di solito contribuiscono a dare vita a un comportamento più adattivo, funzionale e complesso, in altri casi possono essere negativi, ad esempio la comparsa di malattie mentali e disagi psicologici.

Gli obiettivi principali che si pone lo psicologo evolutivo sono la descrizione, la misura e la spiegazione di questi cambiamenti che risultano essere universali in quanto si verificano in tutti i bambini, di qualunque cultura.

Per esempio gli psicologi dello sviluppo hanno verificato che i bambini di tutto il mondo pronunciano le prime parole verso i 12 mesi e camminano da soli verso i 13 mesi.

Gli psicologi sostengono che alla base di queste tappe fondamentali di crescita ci sia un processo d'interazione fra maturazione ed esperienza.

Oltre che a ricercare i cambiamenti universali, lo psicologo dell'età evolutiva cerca le cause delle differenze individuali, per esempio molti bambini di 4 anni sono in grado di ripetere una frase di 10 parole dopo averla sentita, altri sono in grado di ripeterla solo a 6 anni.

Infine lo psicologo dello sviluppo si preoccupa di spiegare i comportamenti devianti dalla norma, quali l'autismo, il consumo di droghe, la delinquenza e l'insufficienza mentale.

 

- Le caratteristiche per essere un ottimo atleta

Quali sono le caratteristiche per essere un ottimo atleta?
Innanzi tutto avere una buona coordinazione, scatto, potenza nelle risposte motorie e capacità d'autocontrollo. Una gara sportiva oltre ad essere stressante sul piano atletico è anche una dimostrazione d'intelligenza, capacità di concentrazione, consapevolezza del proprio corpo, motivazione e autostima. L'allenamento mentale ha lo scopo di aiutare gli sportivi ad utilizzare le loro capacità mentali, che influenzano le prestazioni. Non basta l'esercizio fisico ma bisogna essere mentalmente preparati.

 

- Allenamento mentale

Questo programma di Mental Training è stato elaborato in base all'età dei giovani atleti e al tipo di richiesta, da parte degli allenatori che riportano spesso dei problemi di motivazione e scarso impegno sportivo.
I bambini si dividono in gruppi di circa otto-nove componenti ciascuno. Il numero degli incontri sono in media cinque, a cadenza settimanale e della durata di circa un' ora ciascuno. Il training si struttura attorno ai seguenti temi: il rilassamento, la conoscenza del proprio corpo, gli obiettivi, i fattori di distrazione in gara e in allenamento e la motivazione allo sport. Gli argomenti vengono affrontati con dei giochi, degli esercizi e lavori in gruppo.

- Motivazione e scarso impegno sportivo, i fattori di distrazione, i pensieri della vostra testa

All'inizio del primo incontro si somministrano dei questionari per raccogliere delle informazioni sul modo di percepire, da parte dei ragazzi, l'attività sportiva praticata e per calibrare il nostro intervento. Le scale da utilizzare sono: "The leadership scale for sport" che rileva come i ragazzi vedono il comportamento del loro allenatore reale e come vorrebbero che si comportasse con loro; "La scala dell'impegno sportivo" che misura la percezione del loro impegno; "I pensieri della vostra testa" , cioè si individuano quali sono i pensieri e le preoccupazioni durante le gare e gli allenamenti che li assillano maggiormente.


- Le principali preoccupazioni emerse sono la paura di sbagliare, la paura di perdere e dell'avversario


- Spazio di parola

Il percorso compiuto con i ragazzi li aiuta a mettere a fuoco le loro difficoltà e paure, ad esprimerle, confrontandosi con gli altri. Questi incontri danno la possibilità ai giovani atleti di trovare uno "spazio di parola", per comunicare sulla loro attività sportiva. Non dobbiamo dimenticare che lo sport educa il bambino a confrontarsi con se stesso e con gli altri.

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